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    Racconti Erotici > tradimenti > La madre di Francesco. Capitolo V
    tradimenti

    'bellucci' Gabbana amp; Pumps Dolce


    di stuzzicami
    12.02.2014    |    13.381    |    0 9.2
    "Strusciai la verga sulla sua passera senza penetrarla e poi le sollevai le cosce e puntai il glande violaceo e pulsante più in basso, laddove le grinze del..."
    Rimasi seduto sul water per alcuni minuti, osservando la grazia di quell'affascinante femmina matura che avevo posseduto e che ancora desideravo mangiare, gustare, scopare, montare, sbattere, riempire, consumare, la desideravo da impazzire...
    Lei, Lucia, con i suoi seni un poco appesantiti dall'età e fors'anche dalla notevole grandezza, con i suoi fianchi torniti ma piacenti, con quel suo sedere corposo e appetitoso, con quel folto cespuglio nero che si ergeva tra le generose cosce e, soprattutto, con quel viso da signora per bene che in realtà nascondeva un animo da vacca, un'indole da femmina viziosa e lussuriosa, mi aveva in suo potere.
    Il fascino del peccato, certo, ma anche del proibito o forse solo dell'inusuale situazione che stavo vivendo mi elettrizzava e mi intrigava facendomi pulsare come mai in precedenza.
    La osservai insaponarsi per bene e godere del piacere di una calda doccia rilassante dopo tanta fatica e dopo tanto sudare fino a quando sentii il mio randello tornare a destarsi.
    Mi alzai, la raggiunsi e abbracciandola da dietro le sussurrai all'orecchio: "Non hai bisogno di una mano?" e così facendo le cinsi i seni riempendomi nuovamente le mani di tanta opulenta grazia.
    Non riuscivo a farne a meno, non mi bastava mai. Più la scopavo e più la desideravo. Incredibile, incantevole.
    La baciai sul collo, le succhiai il lobo dell'orecchio e poi infilai la lingua dentro il timpano mulinandola con passione e desiderio.
    Si girò, ci baciammo abbracciati come due giovani amanti, e poi ci toccammo come se non lo avessimo mai fatto prima. Lei con le sue dita esperte e affusolate dapprima mi carezzò i fianchi e, successivamente, con una mano brandì il mio attrezzo che già sbatteva contro il suo ventre reclamando attenzioni maggiori e più specifiche, iniziando a massaggiarlo con delicatezza e fermezza, e con l'altra mi stringeva frugandomi tra le natiche. Io, dopo averle impastato come si deve i grossi seni dai quali ormai tornavano ad ergersi capezzoli simili a colli di bottiglia, affondai ambedue le mani tra le sue deliziose e corpulente chiappe, godendo della carne di questa femmina matura.
    Eravamo un tutt'uno sotto il getto dell'acqua e forte in entrambi crebbe nuovamente il desiderio di averci, di darci l'uno all'altra. Iniziò a baciarmi il petto, mordicchiandomi i capezzoli e poi scese sulla pancia infilò la lingua nell'ombelico ed, infine, incoraggiata dal mio accompagnamento, si inginocchiò ponendosi di fronte al mio cazzo pulsante.
    Alzò lo sguardo un solo istante, per catturare il mio e comunicarmi le sue tacite intenzioni, e poi fagocitò l'obelisco del comune piacere cacciandoselo in gola per intero.
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    Face un poco di fatica, percepii un accenno di conato dettato dalla foga di tal precipitosità, ma poi passato l'attimo iniziale si abituò alla profondità di tale fellatio e mantenne saldamente il controllo della situazione.
    La sensazione che seppe regalarmi mi sconvolse.

    Inizialmente la osservai, completamente china sul mio ventre, ferma con l'intero bastone del piacere a riempirle le fauci. Sentivo il glande premuto dentro la sua gola, forse nell'esofago e al contempo percepivo la forza della pressione delle sue fameliche e assetate succhiate.
    Mi stava succhiando e spremendo il cazzo tenendoselo per intero dentro la bocca, nella gola.
    Mi appoggiai alla parete della doccia, mi sentii tremare le gambe, i sensi mi mancarono, e mi avvinghiai a lei stringendola dietro alla nuca e attirandola sempre più a me.
    Alzai la testa, rivolgendola al cielo e iniziai a scoparle la bocca, anzi a stantuffarle la gola come se fosse la passera, senza ritegno, senza riguardo alcuno.
    Le sbattei nell'esofago tutto il desiderio che avevo di lei e le riversai direttamente in gola un'altra abbondante sborrata. Non mollai un attimo la presa sulla sua testa che rimase appiccicata al mio ventre, con il mio uccello per intero dentro alla sua bocca. La verga perse vigore e si ritrasse ma lei non indugiò affatto e continuò a succhiarla come se non desiderasse altro che ciò che stava così meravigliosamente facendo.
    Leccò, succhiò e si dedico al mio membro fino a ridestarlo totalmente, fino a conferire lui il vigore ormai noto e poi si alzò e mi baciò con lascivia e passione.
    Vorticai per l'ennesima volta la mia lingua nella sua bocca, scambiando con quella donna, con la mia donna, effluvi di desiderio e assoluto piacere.
    "Ti voglio, Lucia, ti voglio tutta" le dissi...
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    Capii, credo che non servisse nemmeno parlare, perché ormai la nostra situazione non abbisognava di comunicazioni verbali. Vivevamo di emozioni, di istinto e di sensi.
    Chiusi il soffione della doccia e per la seconda volta la presi in braccio, ancora bagnata, e la riportai in camera da letto.
    Era mia, lo sapevamo entrambi: ci desideravamo e ci possedevano perché lo dicevano i nostri corpi, ubriacati e comandati dai nostri sensi.
    La adagiai con garbo sul lettone e subito mi gettai su di lei.
    Rispetto a quanto fatto in precedenza, mi trattenni dal baciarla, dal dedicare attenzioni alle sue grazie, ancorché tanto i seni quanto la sua inebriante passerona rappresentassero per me una tentazione cui era davvero difficile resistere, impossibile.
    Armeggiai tra le sue cosce e sentii immediatamente che la sua fornace secerneva già una quantità notevole di umori. Strusciai la verga sulla sua passera senza penetrarla e poi le sollevai le cosce e puntai il glande violaceo e pulsante più in basso, laddove le grinze del suo sfintere calamitavano le mie attenzioni. Nel farlo mantenni la posizione. Ero sopra di lei e le respiravo in faccia guardandola fissa negli occhi. Non fece alcun cenno, non proferì parola. Spinsi, con decisione e controllo e sentii la strada aprirsi davanti e poi intorno a me. La cappella stava valicando la porta di servizio e, lentamente, tutta l'asta affondava nelle sue carni accoglienti violando il suo buco del culo. In una decina di secondi tutto il mio randello entrò nel suo sfintere che lo accolse con somma ospitalità. Entrai fino in fondo, fino a quando solo i testicoli bloccarono l'incedere della mia avanzata.
    Ci guardavamo fissi negli occhi, percepivamo l'uno le sensazioni dell'altra e ci comunicavamo entrambi le rispettive emozioni solo attraverso i nostri sensi.
    Iniziai a scoparla, cominciai a estrarre il batacchio da lei per poi reintrodurlo per intero, fino in fondo dentro al suo culo. Dapprima, pur con decisione e fermezza, ebbi una certa cautela, mostrando riguardo, ma con il susseguirsi delle penetrazioni persi ogni ritegno, lasciai per strada ogni pudore e la montai come se fosse solo una cagna in calore.
    Ora sì infilai la lingua dentro alla sua bocca che passiva accoglieva tutto ciò che ero intenzionato e disposto a darle, così come del resto stava facendo lei stessa con me.
    La sua vagina secerneva copiosi rivoli di umori, mostrandosi come un'orchidea selvaggia mentre il mio cazzo scopava con foga e trasporto, con forza e costanza il suo buco del culo poco più sotto. La sentivo godere come una vacca, era evidente che apprezzasse e che le piacesse perché i gemiti i versi di approvazione e di compiacimento si fecero sempre più insistenti fino a quando il suono della sua bocca si unì all'unisono allo schioppettio che la mia monta incalzante produceva dall'incontro tra le nostre carni.
    La feci girare, senza estrarre il bastone dalla sua avvolgente caverna scura e la montai da prona, distesa, adagiata, rassegnata e goduta del cazzo che le stava trapassando l'ano.
    Continuai a sbatterla a lungo, per almeno una ventina di minuti, con costanza e forza, con insistenza e trasporto fino a quando le riversai nelle budella l'ennesima dose di sperma, per poi abbandonarmi su di lei esausto e soddisfatto.
    Si voltò verso di me, rimanendo distesa e mi disse: "Mi hai rotto il culo, Marcello, mi hai perforato il sedere, ma mi hai mostrato il paradiso del piacere".
    Non le risposi, limitandomi piuttosto ad osservarla in tutto il suo immenso splendore di femmina, di donna, di vacca.
    Era mia e non avevo alcuna intenzione di privarmene… Anzi, ad ogni istante che passava il mio appetito cresceva a dismisura...

    Continua.
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    Pumps 'Bellucci' in seta e misto cotone di colore blu reale di Dolce & Gabbana a punta, soletta con marchio in rilievo, decorazione con cristallo, motivo floreale con pizzo, tacco a stiletto basso, suola in pelle.

    Designer colour: 80650 BLU

    Fatto in Italia

    ID Designer Style: CD0066AL198

    ID Farfetch: 11056019

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